
Parteciperò anch’io a sostegno del popolo palestinese, il ricavato dell’asta sarà versato interamente ad Emergency, senza passaggi intermedi. Nel mio lavoro si tocca un tema religioso sensibile perché, per quanto economiche e politiche siano le cause di questo conflitto, penso che le religioni siano coinvolte per la strumentazione che se ne fa’, sia per la responsabilità di avere in parte alimentato o perlomeno non aver saputo o potuto smorzare le polarizzazioni che hanno causato il disastro senza speranze in corso da decenni. Parafrasando un noto esponente politico italiano penso che paradossalmente, come per il DIRITTO laico, oggi anche la PAROLA di Dio in Israele “vale fino a un certo punto”. E allora tutto è possibile anche lo sterminio etnocentrista a cui stiamo assistendo impotenti e inorriditi, dato che riporta alla memoria l’antisemitismo e le tragedie del secolo scorso in Europa. Tempi bui che tutti noi credevamo sepolti per sempre. Il cortocircuito cognitivo dei simboli religiosi di questo lavoro, presi a prestito dai riti antichi, tendono a focalizzare l’attenzione sulla assurdità e sulle contraddizioni del sionismo che non ha alcun rispetto delle religioni e delle ragioni degli stranieri. Eppure la Tora’ dice chiaramente che «Lo straniero che risiede tra voi sarà per voi come un nativo; tu lo amerai come te stesso, perché anche voi foste stranieri in Egitto» (Levitico 19:34). L’albero della vita impugnato dalle mani dell’orante, che denomina i sostegni del testo sacro – qui mignutarizzato, sono sostituiti dai simboli di morte quali sono i proiettili. Ogni altra interpretazione al di fuori dell’atto artistico è puramente casuale.
